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due o tre cenni sul metodo

Il tempo fugge. Sento odore di 2004, momento antecedente ad un baratro da cui, meno male, sono venuto fuori. Il lavoro è molto, forse troppo.

Vantaggio: non mi annoio; faccio cose che in generale mi piacciono (lucky!).

Svantaggi(o): meno tempo per me; meccanismi che rischiano di gripparsi per sovraccarico di lavoro; ansia e paura di non riuscire; poco sonno.

Bè, il poco sonno è una conseguenza del volersi cercare spazi ‘ricreativi’ a tutti i costi: sono necessari, se non doverosi. C’è meno tempo per leggere, ma questo l’ho già detto...

Le cose da fare iniziano ad essere un po’ troppe però. Manca la necessaria serenità per affrontarle con la giusta logica: mentre ti stai occupando della pratica “x”, ecco che ti viene in mente che devi compilare il rapporto “y” entro termini brevi, per non dire che subentra anche il pensiero di una supervisione al controllo “z”... In ufficio, con fatica e sacrificio, mi sono costruito la nomea di una persona generalmente affidabile riguardo a compiti e scadenze: vivo nel terrore di dimenticarmi quel dettaglio che poi tanto dettaglio non è.

Ho una gran voglia di distrazione, di disimpegno, di tempo per me (e per i miei amici) che sia vero e non ritagliato stile origami.

 

E’ importante non avere fretta e dedicarsi comunque al F A R E. Poi è’ importante acquisire un ritmo (lavorare ballando? Uhmm...) nel portare a termine le questioni lavorative, in modo da avere una resa costante.

C’è molto da fare? Si fa, senza mettersi ad elucubrare ragionamenti capziosi che tolgono spazio per agire con calma.

 

Intanto, in questa settimana prenatalizia (devastante dal punto di vista lavorativo) ci sono un po’ di feste/cene/pranzi dove lasciarsi andare un po’ (soprattutto per la festa e la cena). Anche questi sono appigli, piani d’appoggio a cui pensare mentre naufraghi nella centrifuga delle cose da fare (spegneeetelaaaaa...)

Non c’è pericolo: la voglia di svago c’è ma non travalica mai dal momento che mi contraddistingue (per fortuna o purtroppo?) una certa dimensione socratica: si sbevazza, magari anche parecchio, ma senza oltrepassare il limite.


Era un po’ che non venivo al balcone per qualche pensiero programmatico. Lasciamo passare il freddo che poi proviamo anche a starci, sul balcone.

Pubblicato il 17/12/2012 alle 10.9 nella rubrica pensieri al balcone.

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