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TEATRI

U N O

E arrivò il momento della verità per il musical.

L’atmosfera era abbastanza tesa, ma dopo un po’ la cosa si è abbastanza stemperata (senza comunque sciogliersi del tutto). E così ho visto in prova tutta la messinscena: lo spirito e l’affiatamento non erano affatto male. Ed anche le canzoni, cantate direttamente dagli attori, risultavano molto gradevoli. Ma non solo: c’era molta naturalezza nei gesti e nella recitazione delle battute. Lo spettacolo non è per niente facile da mettere in scena, ma nel complesso risulta abbastanza impostato, anche se rimane ancora molto da affinare per la prima di gennaio.

Insomma si va avanti (anche se per impegni pregressi dovrò saltare diverse prove). Insomma sembra che la sfuriata dell’attore tuttofare abbia pagato. Chissà fino a quando...

 

D U E

Come un primo giorno di scuola. Rivedere vecchi compagni: vecchi livori, saggi sostegni. Non rivedere l’uomo tsunami. Ed eccoci subito in pista: una musica, un cerchio, un centro che balla. E tutti intorno a muoversi, seguendo una parte del corpo del centro.

Mancava l’uomo tsunami: lo si è capito dai movimenti fluidi di tutti. Per lo meno lo erano i miei movimenti.

Mancava l’uomo tsunami: sembrava lo avessero sofferto tutti, anche quelli che l’anno scorso facevano soffrire. E ancora una volta, questi ultimi hanno messo in luce la loro ipocrisia.

E in attesa di Harold e dei suoi canovacci, ho scrollato via di dosso qualche stereotipo rancido. I sassolini dalle scarpe, un’altra volta.

Harold, ti aspettiamo, non deluderci: scegli i migliori, ma comunque scegli anche me, pure se non sono bravo.

Pubblicato il 24/9/2012 alle 22.51 nella rubrica ascoltando l'orizzonte.

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