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ALTRI CONFRONTI

Ai primi di giugno, presso un oratorio poco fuori Milano, ho portato a termine un’esperienza faticosa ma ricca di soddisfazioni relativamente alla messa in scena di un testo teatrale. E’ stata faticosa perché gli attori coinvolti erano adolescenti. Nonostante fossero bravi, motivati (abbastanza), trascuravano l’importanza del lavoro di gruppo: non c’è mai stata una prova (tranne quelle generalisssssime) dove fossero tutti quanti presenti. Tutto questo ha influito non poco sull’entusiasmo di tutti (compreso me), anche perché la mancanza anche di un solo attore creava disagio sul ritmo della prova stessa.

In quei giorni (di crisi, lo ammetto), mi chiedevo come sarebbe stato lavorare con attori più adulti: con presunzione mi dicevo che non sarebbero capiatate complicazioni con persone anche di poco più grandi, perché di fronte ad un impegno erano SICURAMENTE più responsabilizzate.

Lasciando da parte questi pensieri che non andavano da nessuna parte, i giorni passavano: molta energia profusa, molto nervosismo, molte urla e pure un po’ di menefreghismo. Ma tutto è bene quel che finisce bene: messinscena di alto livello, con tempi rispettati a dovere ecc ecc. Applausi applausi applausi.

 

A ridosso di quella circostanza, in un altro contesto, fui coinvolto nelle prove di un musical: avrei dovuto fare semplicemente la comparsa all’interno di una compagnia teatrale (mooooolto) amatoriale di ragazzi intorno ai 30 anni. Solo dopo ho scoperto che il mio ruolo comprendeva la recita di alcune battute e dover imparare una coreografia non proprio semplicissima.

Man mano che vivevo questa occasione ho potuto fare diverse considerazioni. Innanzi tutto era sbagliato pensare che tra adulti le prove fossero più incisive e continuative: a volte questioni lavorative (gli attori principali svolgono lavori completamente differenti che non sempre fanno collimare gli orari di tutti), a volte un po’ di naturale voglia di cazzeggiar (alcune prove sono state effettuate nelle sere di luglio...na vogliaaaa) stanno facendo tirare in lungo i lavori.

Nel corso di tutto questo tempo è stato facile immedesimarmi nel ruolo del regista e di tutti quelli che gli danno una mano. Così come, da attore, mi sono immedesimato nel fancazzismo dei ragazzi che ho diretto.

 

Ieri sera la bolla è scoppiata: uno degli attori (che è anche un aiuto regista) ha messo il resto della compagnia di fronte alla questione della mancanza di impegno e che i tempi sono stretti per non dire utopistici. Il facente funzione regista ha fatto presente una serie di questioni sicuramente importanti. Ha sbagliato i toni, i modi e non so cos’altro (IO ci sono sempre stato, IO mi sono sempre sbattuto per esserci, IO mi sono sempre organizzato per esserci).

Ne è nato un dibattito a dir poco paradossale che ha sortito ben poco: la prossima settimana ci vedremo per un ultimo tentativo di prove, altrimenti tutto andrà a catafascio.

Alla luce di tutto questo RITRATTO quanto detto sopra: la difficoltà di far collimare gli orari sussiste a tutti i livelli di età, anche se la gente è motivata alla messinscena di uno spettacolo.

Nel primo caso (Tenebrae regista), bisogna comunque irregimentare gli adolescenti anche se ogni tanto bisogna essere un po’ comprensivi (anche se non troppo).

Nel secondo caso (Tenebrae attore) bisogna rispettare comunque l’impegno che si prende. E’ pure chiaro che da grandi è difficile, dopo una giornata di lavoro, avere la voglia di sbattersi per una recita.

Si deve sempre mediare un po’: questo è un concetto che si predica sempre, ma che nessuno mette mai in pratica.

Pubblicato il 18/9/2012 alle 14.44 nella rubrica diario.

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