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signore e signori, ecco a voi il SILENZIO
sentirsi così...
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2012

fonte: youtube

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Ritratti d'artista
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 29 dicembre 2012

Il barman è un ragazzo giovane. È simpatico; parla molto, forse troppo. Ma non dice scemenze. Capisci subito che è dalla tua parte, è tuo complice (in cosa non si sa, ma l’importante è che sia tuo complice). Sembra un personaggio uscito dai film americani anni ’40-’50: il barman che raccoglie le tue confidenze e che quando gli dici il solito, lui sa già di cosa si tratta. Una cosa importante: lui non si atteggia... È.

 

Quest’altro personaggio invece dev’essere uno studente. Lo si capisce dal molto tempo che ha a disposizione mentre vagabonda tra gli scaffali immensi di una libreria. È curioso. È interessato. Non trascura nessun reparto. Appena ha recuperato un certo numero di titoli si siede per terra, in un angolo, gambe incrociate, e si chiude nel suo mondo a sfrucugliare i libri che ha scelto. Finita la disamina, ecco che inizia una nuova ricerca accurata quanto la precedente. Poi si risiede in un altro angolo, come fosse camera sua, e dispone i libri scelti tutti intorno a sè.

 

Quest’altro ancora, ha voglia di scrivere. Se lo studente di cui sopra sta cercando la madre di tutte le letture, questa persona sta cercando di realizzare la madre di tutti i testi da scrivere. Cerca tutte le situaizoni possibili per poter comporre al meglio (non rimanere in casa; stare in un bar; in un posto all’aperto/chiuso; comunque in mezzo alla gente). È contornato da carte, libri, quaderni, penne. E’ in perenne ricerca. Legge trenta secondi da un libro, scrive per quaranta secondi, si guarda in giro per un minuto e mezzo e poi riprende a leggere. Ogni vocabolo può essere utile. Ma anche quando (e se) metterà la parola fine ad un suo scritto, sa che comunque la ricerca non è finita per niente.

 

E poi esistono quelli che stanno al di sopra degli altri almeno di una spanna. Sono spesso, anche se non sempre nel centro, coinvolti in situazioni cult. Sono sempre tra la gente: protagonisti o secondari, hanno sempre un ruolo comunque di rilievo. Hanno una cultura profonda. E se scrivono, lo fanno sempre fuori dagli schemi: un po’ perché è di moda (loro difetto), un po’ perché ce l’hanno nel DNA (loro grande pregio). E se si esprimono a parole è lo stesso.

 

Non li voglio imitare (mi riferisco soprattutto a questi ultimi). Mi accorgo che per quanto impegno ci metta nel migliorare il mio stile, rimango sempre pulitino pulitino. Forse è anche il mio bello: sempre questi ultimi, consciamente o no, vivono e artisteggiano per aspirare ad appartenere ad una specifica etichetta piuttosto che ad un’altra (Victor Ward?).

Bè, io mi accontento dell’etichetta dell’essere se stessi, alla quale non sempre si riesce ad appartenere.

E poi non è poco essere messi al corrente (mi riferisco SEMPRE ai personaggi dell’ultima categoria) dei loro frammenti, delle loro prime stesure di testi, o anche dei loro esperimenti.


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LOACH
post pubblicato in fattore mabuse, il 27 dicembre 2012

Piace vedere che, la sera di Natale, un multisala dedichi la sua programmazione ad un film di Ken Loach. Piace anche di più vedere che quella sala lì, anche se non enorme, sia piuttosto gremita in occasione di quella specifica serata.

Mi fa essere ottimista sulla gente, sul fatto che sopravviva ancora una nicchia di persone che cerchi una serata d’evasione intelligente.

 

 

(Off topic: si vede che sono in vacanza, vado a ritmo di un post al giorno!)


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fattore mabuse?
post pubblicato in fattore mabuse, il 26 dicembre 2012

“[...] In quanto alla sua, di coscienza: aveva mentito e ricattato. Lo aveva fatto per ottenere informazioni che altrimenti non avrebbe mai avuto. Ma si trovò di nuovo a riflettere sullo spinoso problema del fine e dei mezzi. Era legittimo fare la cosa sbagliata per ottenere un risultato giusto?

 

Sì, doveva essere così [...]”

 

 

Da LE LACRIME DELLA GIRAFFA – Alexander McCall Smith


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scontato? freganièènt ;-)
post pubblicato in diario, il 25 dicembre 2012


Fonte: youtube

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VIGILIA
post pubblicato in pensieri al balcone, il 24 dicembre 2012

Nel periodo natalizio, in questo e negli anni scorsi, vedo alberi e decorazioni nei negozi, nelle abitazioni, nelle case dei miei amici. Bellissime costruzioni. Ma non mi hanno mai entusiasmato al punto da dover imitare tutto questo: abito da solo e non mi interessa trasmettere a nessuno il mio senso natalizio (che sinceramente non so nemmeno dove mi sia finito).

C’è poi un altro dettaglio. Se in alcuni aspetti della mia quotidianità sono tutt’altro che pigro, il discorso albero mi fa collassare dalla stanchezza al solo pensiero. Non tanto per la sua costruzione, ma per il suo disfacimento. Finite le vacanze, c’è una voglia di ricominciare che basta la metà, vero? Finita la festa, bisogna impegnare del tempo (molto) per rimettere TUTTO in ordine. Lasciando perdere l’eventuale fatica, scatta anche una malinconia pazzesca che fa peggio del discorso relativo alla conclusione delle feste. Io, quindi, evito.

Negli anni scorsi, appena ricevevo un regalo in anticipo sul Natale (magari era uno scambio effettuato con qualcuno nei giorni appena precedenti), lo aprivo subito. Devo dire che quest’anno invece (ma anche l’anno scorso, credo) i regali di alcuni amici e colleghi li ho lasciati impacchettati apposta: la sera del 24, al ritorno dalle libagioni paterne, c’è voglia di godersi un momento tutto proprio. Non m’aspetto che questi pensieri ricevuti mi consolino: sarebbe alquanto stupido affidare ad un oggetto un messaggio di conforto (molti lo fanno e ne rimangono delusi perché il regalo non soddisfa le aspettative). Il mio è un modo per continuare ad essere pensato.

A proposito di pensarsi, devo pensare IO a cosa regalarmi. Ci sarebbero miriadi di libri da acquistare, ma ho paura di ‘doppioni’: l’anno scorso ho rischiato grosso, con Mr. Gwyn di Alessandro Baricco. Quindi, meglio aspettare il 27 per passare in libreria.

E in tarda mattinata andrò a farmi travolgere (non imparerò MMMMAAAAIII) dal gorgo dei ritardatari sperando di farmi venire una qualche idea.


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la nebbia agl'irti colli...
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 23 dicembre 2012


Milano, 23 dicembre 2012, 00.40, dalla mia finestra

 

Ma non voglio parlare di questa foto.

Ieri sera ero fuori Milano, per una serata che comunque mi ha distratto. Ho visto della gente che non vedevo da un po’ di tempo. E’ stato un momento di sana allegria. Niente di epocale, intendiamoci: ma comunque qualcosa di utile per distendere nervi e umore (ma stamattina sono ancora grigio, k@§§#). E alla fine sono riuscito a farmi fare una foto con alcune di queste persone: una specie di rimpatriata a distanza di qualche anno, perché si trattava di un gruppetto di attori che hanno lavorato con me tempo fa.

La foto rappresenta un momento di sincero affetto tra di noi e pure di reciproca stima (merce rara in questo periodo). Nella foto manca la persona che effettivamente ha fatto la fotografia: è lei che andrebbe ringraziata, perché è stata lei il tramite tra me e questo gruppo di persone, e in un certo senso pure l’artefice del loro e del mio successo.

Se c’è affetto e stima tra di noi, lo devo a lei.

 

Perché non pubblico la foto? Ho già violato abbastanza la mia privacy e quella di altri parlando di tutto questo. Pubblicare la foto, avrebbe rovinato decisamente tutte queste sensazioni che ho suggerito.

 


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DAY AFTER
post pubblicato in diario, il 22 dicembre 2012

“...Vuol dire che adesso hai la fortuna dentro di te.”

 

 

Ogni sera aver paura di svegliarsi in ritardo la mattina dopo. Ogni sera crearsi un gioco di porte aperte per far filtrare la luce sufficiente ad aprire gli occhi in ritardo, ma comunque in tempo per non fare brutte figure in azienda. E alla mattina, quando senti il suono trapanante del cellulare, chiederti sempre che giorno è questo oggi, sapendo bene che non puoi ASSOLUTAMENTE rimanere a letto.

Chiedersi che giorno è anche quando è domenica...

Questo fa capire che c’è proprio bisogno di una pausa. L’azienda chiude quindici giorni e mai questo stop giunge al momento opportuno. Ho ancora negli occhi la tristezza di ieri vedendo gli operai che nei reparti rallentavano il lavoro: erano troppo preoccupati per la fine del mondo (MASIPUÒÒÒ?). Spero che la pausa natalizia li faccia rinsavire un po’ anche se ne dubito molto.

Bè, adesso è vacanza: mi sono imposto di non portarmi neanche un po’ di lavoro a casa, anche se sarà inevitabile mettersi alla scrivania in qualche momento per impostare alcuni dettagli in vista delle semestrali di gennaio/febbraio.

Sarà vacanza, sarà riposo, e questa volta dovrò stare attento a non lasciare aperta nessuna porta nei corridoi, per evitare risvegli anticipati (e non necessari). Però il 23 ed il 24 devo mettermi in pista per alcuni regali che non ho fatto in tempo a comprare in questi giorni (dove mi mancava persino l’aria da respirare).

Sarà vacanza, per leggere, per scrivere, per vedere amici. Non c’è nulla di programmato: bello (puoi organizzarti in questi giorni con chi più t’aggrada) ma brutto (perché è tutto nell’ordine del di massima).

Avrei pure voglia di un bel ritrovo per capodanno: no locale, ma casa privata con quel gruppo di amici giusto con cui essere allegri (ma perché lo vogliamo, non perché siamo obbligati).

Sulla mia fortuna, sottoscrivo tutto: anche i colpi di ‘sfortuna’ sono sempre stati propedeutici a qualcosa di positivo e molto gradevole.

Mi piacerebbe una conferma di tutto questo, perché a gennaio ho bisogno di arrivare più rutilante che mai.


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sulla pagina 6 6 6...
post pubblicato in diario, il 21 dicembre 2012

Fonte: youtube

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permalink | inviato da Tenebrae il 21/12/2012 alle 8:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
fuoriditestaaaaa
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 19 dicembre 2012
Fonte: youtube
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