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signore e signori, ecco a voi il SILENZIO
ADDIO BONTA', ADDIO UMANITA', ADDIO RICONOSCENZA...
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 5 agosto 2011

IL CONTE DI MONTECRISTO – Alexandre Dumas (Padre)

 

Vendetta allo stato puro. Studiata nei minimi particolari. Sapendo attendere. Sapendo brigare opportunamente. Lasciando che il tempo agisca in vece sua. Ma ecco la finezza di Dantès: trama di nascosto riuscendo a non apparire (quasi) mai il regista demiurgo di tutto questo mastodontico apparato di rivalsa.

Da ingenuo qual era, Edmond si è trovato suo malgrado ad essere la persona sbagliata in più situazioni sbagliate. I quattordici anni di prigionia trasformano sostanzialmente il candido protagonista nell’uomo più cinico e calcolatore, il quale, forte di un immenso tesoro ‘ereditato’ (Faria rules), ha più mezzi per mettere a punto le sue macchinazioni.

Ogni azione è attentamente ponderata in ogni suo passaggio, al punto che il protagonista, ancora prima di attivarsi, sa già quali saranno le conseguenze del suo operato.

Ma quando si ha a che fare con esseri umani, il fattore variabilità è altissimo: qualcosa sfugge alla lungimiranza di questo emissario divino al punto da farlo dubitare perfino di se stesso; per non parlare poi, dei suoi disegni sentimentali…

La morale potrebbe essere molteplice: se vuoi vendicarti, fallo bene, calibrando parole, azioni, sguardi; altrimenti sii pronto ad accettare tutte le conseguenze del caso.

Benché scritto nel XIX scolo, il romanzo risulta (nonostante la mole) affascinante e a suo modo moderno, nonostante alcuni elementi un po’ datati, su cui, però, è DOVEROSO chiudere un occhio.

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