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signore e signori, ecco a voi il SILENZIO
dello S C R I V E R E
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 27 luglio 2012

Ho appena finito di leggere COME UN FURIOSO ELEFANTE, biografia dedicata allo scrittore B.S. Johnson e compilata magistralmente da Jonathan Coe.

Non mi soffermo a parlare del libro (l’ho già fatto in altri posti...che non dico). Piuttosto, un aspetto mi ha incuriosito.

L’autore in questione (personaggio ingombrante in tutti i sensi) ha sempre sostenuto la veridicità delle storie. Mi spiego meglio: raccontare per lui significava non ingannare (e non ingannarsi) con artifici e con storie inventate di sana pianta. La veridicità consisteva per lui nel raccontare esperienze (dirette od indirette) realmente vissute. Detta così, sembra un’affermazione piena di inutili restrizioni. Eppure l’autore riuscì a produrre diversi romanzi dimostrandosi piuttosto sperimentale negli esiti.

 

Per me scrivere è un concetto molto più ampio. Certamente si può partire dalla realtà, ma non solo. Io principalmente scrivo per divertirmi, non per essere noto al pubblico (anche se ho pubblicato due volte senza epici riscontri). Scrivo per me: se poi piaccio anche ad altri ben venga.

La scrittura è una sfida: è prendere un’idea ed estrapolarla per approfondirla in ogni sua parte. L’idea può essere un aspetto colto dalla realtà, oppure anche inventato. Purché sia uno spunto consistente. Purché esista una logica di fondo, anche assurda. A volte è una sorta di terapia: mi aiuta a capire certi aspetti di me o della gente in generale. Legato all’aspetto terapeutico, vi è in molti casi quello catartico: da una storia che si scrive si può impararare a vivere meglio certe situazioni.

E poi è sicuramente un hobby, senza nulla togliere all’arte dello scrivere: per quanto per me sia un passatempo, questo non significa che io non tratti la cosa da un punto di vista serio.

Oltre a tutto questo, è anche D I V E R T E N T E.

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