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signore e signori, ecco a voi il SILENZIO
DI LETTURA
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 7 ottobre 2012

LEGGERE OVUNQUE – Sì, credo di avere fatto il lettore in qualsiasi luogo. Credo solo di non aver mai letto GUIDANDO (e di certo non lo farò mai), oppure SOTTO LA DOCCIA (sarebbe possibile farlo con gli e-reader?).

 

LEGGERE AD ALTA VOCE – Sembra una stronzata, ma non lo è affatto. Ci abituano a farlo a scuola durante le lezioni. Ma effettivamente non viene troppo spiegata l’importanza di questo esercizio. E’ il modo per entrare maggiormente in sincronia, in comunione con le atmosfere dell’autore. A parte che può anche essere un gioco, nel quale è possibile inserire toni differenti per leggere una stessa frase (questo può valere per chi fa l’attore).

Potrebbe essere un esercizio anche per lo stesso scrittore: leggendo ad alta voce quello che ha scritto, può rendersi conto della sua efficacia ma soprattutto della verosimiglianza di certe battute.

L’anno scorso, un amico conosciuto in vacanza, mi raccontava della sua abitudine a leggere ad alta voce in casa, e della bella sensazione che ne traeva: si metteva nello studio di casa sua, libro aperto in mano, vagabondando per la stanza, e declamava...declamava...declamava

 

Interessante...


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permalink | inviato da Tenebrae il 7/10/2012 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
Sul terzo diritto di Pennac
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 3 ottobre 2012

Dicevo nel post precedente di essere un po’ inquadrato riguardo alla lettura. Ma ecco un altro diritto di Pennac.

IL DIRITTO DI NON FINIRE UN LIBRO – Sacrilegio! Va bè, adesso esagero. Ci metto pure un pomeriggio intero prima di trovare un  libro da comprare: spulcio (il diritto di spizzicare), sfoglio, spio, a volte anche inutilmente. Spesso invece sono vincitore.

Ricordo pure alcuni casi in cui sono stato incuriosito/influenzato da alcune recensioni presenti su aNobii al punto da spingermi alla ricerca spasmodica di quei titoli. Ricordo anche la delusione nel corso della lettura per un ‘amore’ non corrisposto. Non l’ho mica piantato lì quel libro. Ci ho speso del tempo e dei soldi e lo abbandono? Naaa...

Non è spirito masochistico.

A parte il fatto di poter criticare a ragion veduta, non abbandono un libro perché...difficile da spiegare. Forse mi riesce con un paragone.

E’ un po’ come quando per capriccio, da piccoli non si voleva mangiare e si veniva invitati a farlo per una buona ragione: la nostra crescita.

C’era pure la storia dei bambini africani che non potevano mangiare...

Effettivamente potrebbero esistere persone che vorrebbero leggere e non lo possono fare.

La vita purtroppo è fatta anche di modelli negativi: può capitare anche quella volta che ci si imbatte in un libro pessimo. Perché anche un libro brutto contribuisce al nostro crescere.

Volendo essere drastici: sei libero di scegliere usando anche più tempo del necessario; ma quando hai scelto, non potresti più tornane indietro. Comodo, no?

Altrimenti, prova ad affinare i tuoi criteri di selezione se non vuoi sorprese.

Comunque ho il mio scheletro nell’armadio: IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE. Lo riprenderò e lo porterò a termine...

Sul secondo diritto di Pennac
post pubblicato in ascoltando l'orizzonte, il 1 ottobre 2012

Nell’elaborazione del suo COME UN ROMANZO, Pennac inserì un simpatico decalogo dedicato ai diritti dei lettori.

Ce n’è di tutto e di più (leggere qualsiasi cosa, leggere ovunque, leggere ad alta voce...). Parlando di decalogo, la mente va ai più ben noti dieci comandamenti della bibbia. Qui siamo ben lungi da tale solennità, anche se ci sta che i libri e la lettura siano sacri. Diciamo che, per come sono strutturati, questi ‘dogmi’ dovrebbero invogliare anche il lettore più casuale a perseverare in questo vizio: perché per essere sacri, libri e lettura hanno bisogno di tutti, lettori accaniti e non.

Il diritto di leggere ovunque, il diritto di spizzicare, il diritto di leggere qualsiasi cosa mi riguardano mooooolto da vicino.

Ma, ahimé, temo che la mia forma mentis sia un po’ troppo inquadrata...Infatti non mi ritrovo in alcuni di questi diritti.

 

IL DIRITTO DI SALTARE LE PAGINE – Non potrei mai. Sfido chi ci riesce (o forse lo invidio). Sì, forse questo diritto potrebbe sviluppare la fantasia per completare le parti saltate. Io (e sottolineo IO) sono fatto diversamente. E se proprio in quelle pagine che salto il libro si raddrizza? Difficile, lo so. La lettura deve essere un piacere, e se qualcosa turba questo piacere, occorre eliminarlo alla fonte. Non è per un senso di masochismo, ma anche se si tratta di un libro noioso, NON SALTO le pagine (poi cosa capisco?). Non le salto anche per un altro motivo: se non le leggo, come faccio a criticare PESANTEMENTE chi le ha scritte?

Per dovere, mi è capitato di leggere un libro di Moccia, nel quale non mi ero mai imbattuto (e nel quale non mi imbatterò PIU', chissà perché, vero???). Leggere quel suo libro è stato faticoso, ma so che adesso lo posso giudicare con cognizione di causa. E’ anche vero che con uno scrittore del genere, puoi pure sparare una critica a caso e sei sicuro di prenderci.

Ho usato apposta il termine scrittore e non autore. A me la ragione pare ovvia...


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permalink | inviato da Tenebrae il 1/10/2012 alle 22:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
OBIEZIONE (tenue)
post pubblicato in diario, il 20 luglio 2011

Punto 3) Sul diritto di non finire il libro

(“Come un romanzo” – Daniel Pennac)

 

E’ giusto? Non è giusto? E’ difficile dirlo

Le ragioni di Pennac sono più che valide, ma…

 

Per me è un punto d’orgoglio arrivare alla parola F I N E  di una storia. Nessuno mi obbliga a leggere un libro. Però nel momento in cui scelgo un’opera, ritengo (per me) una forma di rispetto nei suoi confronti arrivare alla conclusione.

Il paragone, forse, non è del tutto calzante: si può dire che non finire un libro era come quando da piccoli, per un capriccio, non si voleva finire una pietanza sgradita, ma utile per la nostra crescita.

Ecco, non terminare un volume potrebbe essere una mancata occasione di crescita.

Perché finire un libro?

Che mi sia piaciuto o no, alla fine ne parlo con cognizione di causa (ed evito di incrociare qualsiasi altra cosa di quell’autore).

Perché sottoporsi a tortura?

C’è sempre una speranza, mentre si legge una vicenda noiosa, che all’improvviso le cose cambino e che nell’ultima parte la qualità possa migliorare (il beato ottimismo di tenebrae…).

 

Non ho la coscienza pulita (nghé). Ricordo di sicuro due volte che non sono riuscito ad arrivare al T H E E N D.

 

La solitudine dei numeri primi. Azzeccato il titolo, non la struttura: in un romanzo di formazione come si può pensare di saltare circa dieci anni (dai 17 ai 25) nel descrivere la vita dei protagonisti? Piantato lì dopo questa considerazione. Non comprato, ma letto a domicilio.

 

Il senso di Smilla per la neve. Visto film in tv. Parte finale P E S A N T E. Ereditato volume per vie traverse e interrotto più o meno nello stesso punto in cui consideravo il film noioso (Smilla si imbarca clandestinamente sulla nave che la porterà alla risoluzione del caso).

 

Probabilmente mi sarà capitato anche altre volte, ma questi che ho citato sono i casi più eclatanti.

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