“Sì, e...”
E’
la regola fondamentale dell’improvvisazione. Il primo che entra propone una
situazione specifica che deve essere accettata e ampliata da chi segue
(altrimenti la scenetta va a farsi benedire). Al primo anno ci hanno fatto
(giustamente) due zebedei con questa regola.
Settimana
scorsa (corso del secondo anno), si decide per una improvvisazione di fine
lezione. Inizio io e... vengo negato alla grande da due compagne di corso.
La
cosa mi ha spiazzato e non ho saputo controbattere scenicamente all’istante.
Inoltre, per il fatto che abbiamo sforato anche se di poco sull'orario della lezione, nessuno
(né insegnante, né compagni) ha fatto commenti su quanto accaduto (ma io ero
piuttosto inKa), perché era tardi.
Domani
c’è la prossima lezione, e non so come affrontare il discorso.
Ragion di ‘stato’
Uno
può organizzarsi tutta una serie di attività, può curare gli aspetti logistici
come mai ha fatto nella sua vita, rispetta pure tutta la marasma di burocrazia
che ciò comporta (tra l’altro senza farsi sorprendere dai vari trabocchetti),
ma quando si frappone la ragion di stato
qualsiasi preparativo, richiesta burocratica o rispetto delle procedure non
possono assolutamente nulla.
E
si arriva sempre secondi...
Seiaeeem
La
settimana scorsa c’è stata l’ultima riunione delle semestrali dell’azienda. Di volta
in volta diventa un rituale sempre più farraginoso e lento, finendo per
influire sui risultati dell’esercizio successivo. Non bisogna mai cantarsele,
per diversi motivi. Ma devo dire che alla ripresa settembrina sono arrivato
molto carico, tant’è vero che rispetto agli anni scorsi ho tenuto botta meglio,
ma molto meglio di altre volta. L’idea che devo ripetere gli stessi sforzi per
fine giugno, però mi spompa e non mi fa affrontare con entusiasmo il lavoro. Ne
è una prova il fatto che stamattina non mi sono alzato al preciso suono della
sveglia. Magari non vuol dire niente...
(*forse
più avanti spiegherò il perché di questo titolo a questo paragrafo)